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NOTE

42 Gabriella Monzeglio La navigazione fluviale In Italia nel Medioevo: aspetti storici e archeologici Tesi di Laurea in Archeologia Medievale, Università degli Studi di Torino, luglio 1998

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Il trasporto sulle vie d’acqua era molto più conveniente di quello terrestre, perché un solo mezzo conteneva almeno trecento volte tanto rispetto al trasporto stradale e impiegava in proporzione meno addetti rispetto al volume di merce trasportata; era anche più sicuro, più comodo e più veloce, se effettuato in favore di corrente. Il lago Maggiore e il Ticino furono il mezzo attraverso il quale giungevano a Mediolanum viaggiatori, merci e materie prime dal Nord. La calce prodotta sul lago, i materiali da costruzione della valle d’Ossola seguivano la via d’acqua per arrivare alla città, o per proseguire verso Pavia e Venezia.La navigazione fluviale non era però completamente tranquilla, dovendo fare i conti anche con scogli, fondali troppo bassi, nebbie, tempeste e, durante la notte, anche con gli attacchi dei briganti. Il tratto da Pavia a Venezia, almeno trecentoventi chilometri sul Po, richiedeva tre giorni, con una media di circa cento chilometri al giorno. Un corriere a cavallo ci avrebbe impiegato come minimo cinque giorni, procedendo invece a sessanta chilometri all’ora
42.
Malgrado l’efficiente sistema viario costruito dai Romani, i trasporti via mare erano molto più facili e veloci di quelli di terra. La navigazione lungo le rotte mediterranee, tuttavia, era limitata ai mesi primaverili ed estivi. Le grandi navi frumentariae trasportavano il grano dai paesi di produzione, per esempio l’Egitto, ai porti dislocati lungo la penisola.
Oltre che del vento, le navi mercantili romane, ma soprattutto quelle da guerra, necessitavano di rematori, soldati che venivano impegnati ai remi con turni precisi.