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NOTE

37 Orazio Satire libro secondo, 6: traduzione di Renato Ghiotto in Quinto Orazio Flacco Tutte le opere a cura di Mario Scaffidi Abbate, edizioni Newton Compton, Roma, 1992, pagine 361-366

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Era dunque, la nostra di via Amedei, un’abitazione adeguata alla famiglia di un dignitario di alto rango, che gravitava intorno alla Corte e al Palazzo Imperiale. Ambrogio, in una lettera a un diacono della chiesa milanese, ricorda il lusso della società mediolanense e la tendenza a costruirsi ville in campagna, per esempio sul lago Maggiore, o su quello di Garda (come la Villa Romana di Desenzano), o comunque lontano dalle mura della città. Anche a Mediolanum, come già a Roma, i cittadini impegnati nell’attività pubblica finalizzata al mantenimento delle strutture dello Stato, ne ricavavano ansie, delusioni, affanni, preoccupazioni, e si ritrovavano oltretutto ossessionati dal traffico, dai rumori, dall’affollamento, e anche dai clientes, le persone che chiedevano favori. Per disintossicarsi o, come diciamo noi oggi, «per staccare», era necessario allontanarsi e fuggire da tutti questi fattori ansiogeni, e ritirarsi in uno spazio in cui ritrovare pace e tranquillità, a diretto contatto con la natura, per pensare, per dedicarsi, da soli o in compagnia di alcuni amici, alla lettura, agli studi, alle conversazioni, alle riflessioni, alla scrittura di testi, alle passeggiate meditative, alle attività come la caccia e la pesca: in questo consisteva l’otium descritto da tanti autori latini, come Cicerone, Marziale, Orazio…

Questo era il mio sogno: un pezzo di terra non troppo grande,
con un orto e una sorgente d’acqua perenne vicino alla casa,
e in più un po’ di bosco…

E ora che mi sono allontanato da Roma su questi monti come su una cittadella
che argomento illustrerò per primo con le satire e con la mia musa pedestre?
Qui non mi tormenta la maledetta ambizione, né lo scirocco di piombo
o il malsano autunno…
A Roma…
che l’Aquilone spazzi la terra o che l’inverno
trascini la giornata nevosa in un giro più stretto, bisogna andare.
… mi tocca divincolarmi fra la folla,
insultando chi è tardo a scansarsi
… e sospiro:
campagna, quando ti vedrò? Quando potrò
dai libri degli antichi o dal sonno o dalle ore passate in ozio
ottenere il sereno oblio di questa vita affannosa ?
Quando potrò avere in tavola un piatto di fave…
insieme a un po’ di verdure ben condite e grasse di lardo ?
O serate e cene da dio ! Mangio, io con i miei…
… Ciascuno secondo la sua voglia,
i commensali prosciugano calici di diversa misura, liberi
da sciocche convenzioni…
Ecco che s’incomincia a conversare, ma non di ville o di case altrui,
né di Lepore, se balli bene o no; discutiamo delle cose
che più a noi uomini appartengono e che è male ignorare:
se gli uomini siano felici per la ricchezza o per la virtù;
che cosa ci inclini all’amicizia, l’abitudine a frequentarsi
o il senso morale; quale sia la natura del bene e che cosa
la sua perfezione…»
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La villa per i Romani è la casa di campagna, un edificio fuori (e lontano) dalle mura della città. Ma non indica semplicemente un’abitazione, costituisce invero un modo di vita, un centro di vita culturale, perché è il luogo privilegiato per l’otium. Chissà se anche il nostro dignitario disponeva di una sistemazione fuori porta, magari vicino a un lago…
Per quando però non era possibile allontanarsi dalla città, rimanevano le terme, ritrovate in parecchi punti della città. In una zona decentrata, all’interno dell’ampliamento massimianeo delle mura verso la parte orientale della città, fra corso Europa e corso Vittorio Emanuele, venne rinvenuto un grandioso complesso termale, probabilmente le Terme costruite dall’imperatore Massimiano Erculeo (286-305) e dette quindi «Erculee» dal suo nome (Herculeum lavacrum). Le terme (dal latino thermae, bagni caldi) erano un elemento essenziale nella vita dei Romani, dalle città ai villaggi ai porti fino agli accampamenti militari, talmente caratteristico che la presenza di tali edifici ovunque essi vengano ritrovati conferma la romanizzazione di tale luogo. Frequentate da tutti, uomini e donne, giovani e vecchi, ricchi e poveri, perfino dall’imperatore e dai suoi familiari che alle terme si mescolavano alla gente comune.