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NOTE

36 Valeria Masella Le cassette di sicurezza. Precedenti storici e caratteristiche attuali del servizio bancario in “Magistra” 15 luglio 2002: articolo tratto da www.tidona.com

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Nel Museo Archeologico di corso Magenta, possiamo leggere la lapide di un ciabattino (sutor in latino) che rispondeva al nome di Attilio Giusto.
Le dimensioni della città erano troppo ristrette e insufficienti a contenere tutte le persone che ogni giorno gravitavano entro le mura. Del resto Mediolanum verso la fine del quarto secolo è la capitale dell’Occidente romano, il luogo di residenza degli imperatori. La sua importanza era progressivamente cresciuta nei secoli, e a partire dal terzo secolo la sua posizione geografica l’aveva consacrata come città di primaria importanza nelle strategie militari e commerciali. Ma i tempi erano difficili, incombeva il rischio dell’anarchia militare a causa dei conflitti fra generali per la conquista del potere imperiale e diventava reale la minaccia di incursioni barbariche. Nel terzo-quarto secolo Mediolanum diviene in pratica una città «di frontiera». Sempre impegnati in operazioni militari contro barbari o usurpatori, i vari imperatori erano costretti a percorrere il territorio padano per raggiungere l’Europa settentrionale, motivo per cui erano state consolidate a Mediolanum le strutture organizzative e militari necessarie al governo imperiale. Il traffico doveva essere caotico, fra la folla di militari, funzionari, addetti alla Corte, guardie imperiali, burocrati, incaricati di svariate incombenze, gente comune, tutti che camminavano a piedi, in mezzo ai carri per le consegne autorizzati a circolare e ai vari mezzi di trasporto dei personaggi più importanti trainati da schiavi. Nella Mediolanum imperiale si andava a piedi, facendosi largo nelle strade strette e intasate di bancarelle, carretti a mano, mercanzie stese per terra, gente seduta sui marciapiedi. Il rumore non poteva che essere assordante. La città era affollata e frenetica, ma proprio per questo piena di vita e di dinamismo. Oltre all’inquinamento acustico, aggiungete odori sgradevoli, polvere in abbondanza, aria pesante non solo a causa delle ceneri prodotte dai frequenti incendi, ma anche per il ristagno degli odori dei cibi cotti all’aperto, delle concerie, delle tintorie.
Una sosta a casa, al rientro dal suo lungo viaggio, per il nostro viaggiatore? In fondo, da piazza Missori solo una manciata di minuti lo separava dalla sua dimora, che si trovava in un quartiere di lusso, nelle vicinanze del palazzo imperiale: là verosimilmente, sotto gli attuali palazzi i mosaici pavimentali abbondano, anche se solo alcuni sono ritornati alla luce, e quelli ignoti lo rimarranno forse per sempre, o chi li ritroverà preferirà evitare complicazioni e non ne farà parola.
La casa del nostro dignitario, probabilmente, oltre alla decorazione di marmi e di affreschi, disponeva di acqua corrente e perfino di riscaldamento, durante la stagione fredda, grazie all’ingegnoso sistema realizzato sotto il pavimento appoggiato sopra colonnine di mattoni (suspensurae) fra le quali veniva fatta passare l’aria calda. Il rifornimento idrico delle case doveva avvenire tramite pozzi, documentati in tutta la città, e solo in piazza Missori ne sono stati rinvenuti più di quindici. L’illuminazione notturna della casa era assicurata dalle lucernae, lampade a olio che si potevano spostare da un locale all’altro, oppure da alcune grandi fiaccole fissate alle pareti (taedae).
Esistevano gli horrea, magazzini per grandi quantitativi di grano o di altre derrate alimentari, che rifornivano le strutture dei militari e forse lo stesso Palazzo reale, se non le singole botteghe. Essi sorgevano in prossimità del fossato, perché fosse possibile trasportare per via d’acqua le provviste alimentari a tutta la città. Un horreum venne rinvenuto vicino a via dei Bossi, ma anche le cantine gigantesche trovate sotto alcuni edifici di via Olmetto (vicino alla cerchia muraria urbana) presumibilmente servivano allo stesso scopo di stoccaggio di materiali vari. Probabilmente esistevano anche horrea riservati ai beni più preziosi, oltre a quelli destinati ai vettovagliamenti: «I primordi del servizio bancario delle cassette di sicurezza possono essere individuati negli horrea dell’epoca imperiale romana, grandi magazzini fortificati di proprietà statale o privata nei quali venivano locati, dietro corrispettivo, spazi di varie dimensioni, per conservare e proteggere beni preziosi da eventuali furti o incendi. […] Non è sicuro che anche gli argentarii, ovvero i banchieri, usassero tenere armaria o arcae (cioè spazi di varie dimensioni) al servizio dei loro clienti…»
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