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Il Capitolo
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NOTE

35 Eleonora Bairati-Anna Finocchi ivi p. 128

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«Accompagnano spesso i tracciati delle antiche strade romane i resti imponenti degli acquedotti, strutture indispensabili per l’approvvigionamento idrico dei centri urbani e per la bonifica del suolo agricolo… gli acquedotti divennero anch’essi un elemento caratteristico del paesaggio dell’Italia romanizzata. Dalle sorgenti, l’acqua veniva trasportata in un apposito canale spesso sotterraneo e in caso di necessità sopraelevato su una struttura a archi, che poteva quindi avere anche funzione di ponte…»
35.
A noi abituati a troppe comodità, compreso il velocissimo trasporto aereo, verrebbe da pensare che allora si viaggiasse poco. E invece le motivazioni allo spostamento, a parte quelle di carattere militare, erano parecchio simili alle nostre: si viaggiava per commercio, per recarsi al lavoro, per raggiungere la sede dei propri studi, per turismo, per esigenze di famiglia, o semplicemente… perché si amava viaggiare.
La tipologia dei mezzi di trasporto era grandemente diversificata. Forse il nostro personaggio si serviva per i lunghi viaggi di una carruca dormitoria, di struttura semplice ma robusta, a quattro ruote, chiusa e ricoperta da un tendone in pelle in cui erano ricavate delle finestrelle, piuttosto lunga e attrezzata all’interno per poterci dormire (quasi un’antenata dei moderni camper o del vagone-letto). Tale mezzo probabilmente veniva lasciato alle soglie della città, per sostituirlo con qualcosa di più agile e più adatto al traffico pre-cittadino, magari un cisium, una sorta di calessino a due posti trainato da due muli o da due cavalli che potesse essere guidato direttamente dalla persona interessata ad arrivare in città. Lo scambio era previsto forse presso una delle stazioni per il cambio dei cavalli che si chiamavano mutationes, se implicavano una sosta breve, o mansiones, se erano dotate di alloggi per la notte, e pure di mercati, terme e altro, e che si trovavano, oltre che regolarmente lungo tutto il percorso, anche a qualche miglio da Mediolanum. Il traffico urbano e extraurbano era regolamentato e all’interno delle città solamente gli imperatori e le vestali potevano utilizzare carri trainati da animali e avevano il permesso di circolare solo i carri che trasportavano merci. Come accade anche ai nostri tempi, il trasporto e la consegna delle mercanzie avveniva anche e soprattutto durante le ore notturne, secondo norme che stabilivano il numero di persone e la quantità di merci da consegnare. Giunto nelle immediate vicinanze della città, quindi, il nostro protagonista lasciava il mezzo di trasporto e, affidato presumibilmente il bagaglio pesante ai servi che l’avevano accompagnato, proseguiva a piedi il suo tragitto.
Che, nella Mediolanum del quarto secolo, poteva condurlo in prossimità di quell’arco monumentale seguito da un lungo colonnato, le cui fondamenta furono ritrovate in corso di porta Romana. Proprio quell’arco, seguito dalla via porticata lunga seicento metri, costituiva l’ingresso alla città (per chi vi giungesse provenendo da Roma), che si apriva alla porta centrale di piazza Missori. La strada, lastricata, aveva una larghezza di nove metri e i portici laterali erano dotati di locali retrostanti, utilizzati probabilmente come botteghe. Lungo il percorso, quindi, il nostro viaggiatore si imbatteva nelle prime bancarelle, indizio di un’attività commerciale già intensa a quel tempo.
Ci saranno stati venditori di bevande calde, di libri usati, di stuoie e tappeti e di altro ancora. Sotto la via porticata è stata ritrovata traccia di una fognatura, in cui confluivano lateralmente gli scarichi delle botteghe.
Il commercio affidato ai mercatores era fiorente. Proprio la zona intorno alla domus che ospitava il mosaico doveva pullulare di botteghe e di piccoli laboratori artigianali. Le attività probabili riguardavano barbieri, sarti, vasai, argentieri, spadari, mosaicisti, marmisti, scrivani, intagliatori d’avorio, orefici, ceramisti, fabbri, giocolieri, speziali, artigiani del bronzo. Molti i prodotti importati, pergamena, ceramica, vetro, spezie, sale, che viaggiavano su pesanti carri a quattro ruote (veicoli e animali da soma era possibile noleggiarli). Tessitori e artigiani particolarmente capaci diedero vita a una fiorente industria della lana. Sugli archi romani di via Manzoni ritroviamo l’insegna di una bottega delle lane. In via dell’Orso si vendevano pelli conciate di vari animali (lupi, montoni, orsi).