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07





NOTE

28 “non novis colonis, sed veteribus incolis manentibus” ritroviamo in Asconio Pediano Orationum Ciceronis (...), contra L. Pisonem, 3: “ [...] Cn Pompeius enim non novis colonis eas constituit sed veteribus incolis manentibus ius dedit Latii, ut possent habere ius quod ceterae Latinae coloniae, id est ut petendo magistratus civitatem Romanam adipiscerentur”. Q. Asconio Pediano parla di ius Latii, nel senso che si consentiva solo ai magistrati locali di ottenere la cittadinanza romana.

29 I territori di recente conquista oppure da riorganizzare venivano suddivisi in lotti quadrati, con il lato che misurava 714 m, chiamati centuriae perché a loro volta divisi in cento campi unitari. Tali campi venivano poi assegnati in quantità prestabilite ai coloni o ai veterani, che ne diventavano proprietari, potevano trasferirvi le famiglie e trasmetterli in eredità. In tal modo i Romani ottenevano il duplice scopo di migliorare le terre aumentando la produzione agricola, oltre a poter contare su stanziamenti stabili di popolazioni fedeli.

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Lo stanziamento era al centro di una zona di particolare interesse, equidistante da approdi fluviali e protetta, dai fiumi Ticino e Adda, da eventuali attacchi esterni e posta all’incrocio di importanti vie di comunicazione di terra e di acqua. Nel corso delle secolari lotte fra Romani e Galli, Mediolanum si formò e crebbe di importanza fra l’inizio del quarto secolo e la metà del primo secolo a. C. fino a trasformarsi, con la vittoria di Roma, da villaggio primitivo, in città. I Romani avevano iniziato la conquista della valle padana nel 225, ma soltanto nel 222 riuscirono a espugnare, dopo un lungo e aspro assedio, Mediolanum, il più ostico baluardo gallico.
Nell’89 a.C. il console Gneo Pompeo Strabone fece approvare la legge che concedeva ad alcune città alleate di Roma lo ius Latii, cioè la condizione giuridica della vecchie colonie latine, senza però tutte quelle traumatizzanti ingiunzioni che normalmente accompagnavano la concessione della condizione di colonia, come l’esproprio dei terreni agli abitanti locali per affidarli a coloni provenienti da fuori. In questo caso particolare, invece, gli abitanti della città divenivano loro stessi «coloni»
28. Con la lex Pompeia de Gallia citeriore, venne concesso a tutti i centri abitati della Transpadana lo ius Latii, cioè lo statuto che era stato proprio delle città che facevano parte, nel quinto e quarto secolo, della Lega Latina, e che, allo scioglimento della Lega stessa, era sopravvissuto come caratteristico delle cosiddette «colonie latine»; lo ius Latii si sostanziava fra l’altro nel diritto di contrarre matrimonio con cittadini romani e di concludere affari con cittadini romani sotto l’egida delle leggi commerciali romane, e di eleggersi magistrati e sacerdoti propri. Lo stato di colonia latina permetteva a Mediolanum di conservare le proprie leggi, i propri magistrati, la propria moneta, conquistando il diritto di commercio.
Grazie agli aspetti positivi della lex Pompeia, vennero promossi importanti programmi urbanistici, per rendere i centri urbani degni dello status di colonie. Non si sa molto a proposito della strutturazione urbanistica di Mediolanum città pre-romana in questa fase. Pare possibile che alcune prime forme di organizzazione del reticolo urbano su assi ortogonali si potrebbero attribuire al periodo immediatamente precedente alla concessione dello ius Latii. L’orientamento di questo reticolo sopravvisse nello sviluppo della città, lasciando tracce che non collimano con quelle dei piani regolatori romani (v. piantina p. 32 con i due reticoli in colori diversi che non si sovrappongono).
Nel 49 a.C. la Lex Roscia, promossa da Giulio Cesare, concesse la cittadinanza di diritto romano ai centri già riconosciuti come latini, così Mediolanum divenne un municipium civium Romanorum e nel corso di pochi decenni assunse un aspetto monumentale di grande prestigio. Venne pianificato anche un impianto urbanistico rettangolare - in cui le strade si incrociassero ortogonalmente e avessero al centro il Foro - solo parzialmente sovrapposto all’impianto precedente, che era spostato leggermente più a Est (verso piazza Cordusio e piazza Duomo), e costretto a coesistere con le soluzioni più antiche. Lo schema urbanistico ortogonale imposto dai Romani si adattava perfettamente all’impianto rettangolare dell’accampamento militare (castrum in latino), che costituiva il nucleo originario di ogni insediamento nei territori di conquista
29. L’imposizione di un ordine razionale al posto dell’aggregazione spontanea che poteva verificarsi in villaggi e città, rispondeva alla necessità di organizzare tali agglomerati in un sistema efficiente, facilmente controllabile e unitario.
Vie strette e tortuose e spazi ristretti rendono difficile qualsiasi spostamento o movimento. I Romani, dopo il loro arrivo a Mediolanum, si misero quindi a rimaneggiare case e strade e le orientarono sulla posizione del sole di primavera. I primi anni sotto i Romani videro il fervore delle loro attività: essi non erano abituati a perdere tempo. La burocrazia in quel periodo era ancora agile e i funzionari completamente dediti a un’alta produttività.
Dopo la morte di Cesare, venne conferito il nome di Transpadana alla undicesima regione d’Italia (Regio XI) che aveva Mediolanum come capitale. Il suo territorio era quello trans Padum, oltre il Po, a Nord del Po, della Gallia Cisalpina, e comprendeva grossomodo Piemonte e Lombardia.