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Il Capitolo
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05





NOTE

22 Lo prova la presenza del Vescovo Atanasio
d’Alessandria nel 345.

23 Francesco Negri Arnoldi Storia dell’arte volume primo, edizioni Fabbri, Milano 1968-1982

24 “Tra gli animali acquatici questi sono quelli dei quali potete mangiare. Potete mangiare tutto ciò che ha pinne e squame, sia nei mari, che nei torrenti.

Ma tutto ciò che, sia nei mari che nei torrenti, non ha pinne o squame, lo considererete cosa abominevole; vi saranno in abominio: della loro carne non dovete mangiarne e avrete in orrore le loro carogne.
Ogni animale acquatico che non ha pinne e squame, sarà per voi in abominio” (Levitico 11,9-12)

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La sua posizione geografica, protetta da una foltissima selva, alla foce del fiume dal nome pre-romano di Natisso cum Turro, era vicinissima al mare Adriatico, luogo d’incrocio delle vie di comunicazione esistenti con il Norico e la Pannonia. Con l’insediamento romano, i corsi d’acqua della piana di Aquileia vennero regolamentati e arginati. Oltre a questi sistemi fluviali venne creato, nei primi momenti della fondazione della colonia di Aquileia, il canale Anfora per collegare il lato occidentale della città con il mare, attraverso un tracciato rettilineo di alcuni chilometri in direzione Ovest. Ai lati del canale sono ancora oggi visibili i resti di quelle che dovevano essere imponenti strutture commerciali. La città romana era, quindi, circondata da un sistema fluviale, in parte artificiale, che permetteva la distribuzione delle merci sia per il magazzinaggio che per la distribuzione. A Sud di Aquileia la cinta difensiva era accostata al Natissa, che proseguiva al mare in parallelo con una strada molto importante.
Aquileia divenne ben presto fondamentale dal punto di vista strategico e, soprattutto, economico: il suo porto fluviale e le acque immote della laguna furono il luogo ideale per l’attracco delle navi di qualsiasi dimensione, che portarono ricchezza alla città e al suo territorio d’influenza. Nel periodo di massimo splendore dell’Impero Romano, l’importanza economica e culturale di Aquileia fu tale da essere definita la «seconda Roma», e il suo porto divenne il maggiore, per importanza e volume di traffici, di tutto il Mediterraneo orientale. La popolazione crebbe a dismisura, trasformando Aquileia in una vera e propria metropoli multilinguistica e multiculturale. La ricchezza e la cultura derivanti dagli scambi con popoli lontani, si riflessero nell’arte e nell’architettura. Il cristianesimo si diffuse, nella città, probabilmente attraverso la comunità ebraica, e parve ispirarsi al giudeo-cristianesimo alessandrino
22.
La principale chiesa di Aquileia sorgeva nelle vicinanze del porto, lontano dal centro politico della città. In origine ebbe le caratteristiche di una domus e andò espandendosi col passare del tempo. I più antichi mosaici cristiani d’Aquileia sono legati al nome del vescovo Teodoro, il cui episcopato durò fino al 319, che conosceva Origene e i suoi scritti.
Anche questi mosaici, collocati come pavimentazione in epoche diverse, rimasero per secoli sottoterra, salvaguardati e protetti, e solo nei primi decenni del Ventesimo secolo vennero ritrovati. Nell’esteso e ricco mosaico pavimentale dell’inizio del quarto secolo, oltre agli ornati a racemi e ai riquadri con animali simbolici, viene rappresentata una scena di pesca «in uno stile rapido e vivace che ricorda il tipo di pittura compendiaria, ma con maggiore ricerca analitica e gusto descrittivo»
23. Sul mosaico troviamo pescatori e angeli impegnati in ogni sorta di pesca, e pesci di profondità, come polipi e seppie, accanto a pesci di superficie, come i delfini, tutti oggetti della pesca. Sulle imbarcazioni, si contano sei angeli; altri due stanno pescando dagli scogli. Un angelo è vestito, come lo è anche un altro pescatore, che però non ha le ali. Il pescatore seduto sullo scoglio, non alato, è di grandezza superiore. Pure la comunità cristiana di Aquileia aveva fatta propria la dottrina di Origene sulla «pienezza delle genti» cui si indirizza la salvezza. Le figure alate sono angeli, perché per Origene tutto è popolato da angeli. In numerosi passi, egli sottolinea il ruolo degli angeli nell’opera di conversione.
Il mosaico della cosiddetta aula Sud, nella basilica di Aquileia, realizzato dopo il 313 (anno dell’editto di tolleranza costantiniano), presenta quindi nella quarta campata un mare ricco di pesci di ogni specie, sia puri che impuri secondo il libro del Levitico
24. Secondo la tradizione ebraica, si possono mangiare soltanto quei pesci che presentano pinne e squame, mentre gli altri pesci sono considerati impuri, quindi non li si può mangiare. Ma il mosaico indica invece che vengono pescati, vale a dire «salvati», tutti i pesci, puri e impuri che siano. Come se intendesse esprimere per traslato l’uguale possibilità di salvezza per tutti gli uomini, senza distinzione.
Il commento di Origene:

Quanto a quelli che sono nelle acque, se hanno pinne e squame si dice che sono mondi; se non le hanno, sono immondi e non si debbono mangiare: