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02





NOTE

2Dizionario di Archeologia, ibidem

3 Mario Mirabella Roberti Milano Romana edizioni Rusconi, Milano 1984, p. 241
Massimiliano David ritiene invece la supposizione relativa a un’aula di culto cristiano non confermabile: I pavimenti decorati di Milano antica, I sec. a.c. - VI sec. d.c. “Rassegna di studi del Civico Museo Archeologico” supplemento XVI (1996), p. 39;59

4 Mario Mirabella Roberti ibidem

5 Mario Mirabella Roberti ibidem

6 2,9

7 2,17

2

Con i Romani, l’arte del mosaico, destinata ad abbellire sia edifici pubblici che case private, raggiunse vette di perfezione assoluta.

Gli artisti coinvolti nella realizzazione di un mosaico: il pictor immaginarius tracciava il disegno da rappresentare su dei cartoni e indicava i colori da usare; il pictor parietarius trasferiva il disegno del cartone, tracciando, sul primo strato di intonaco dei pavimenti (o delle pareti), uno schizzo con il carbone, e sull’ultimo strato dei colori ad acqua «per servire da guida all’inserimento delle tessere colorate»
2, adattando la grandezza delle figure in proporzione alla superficie da coprire; il pictor tesselarius era l’artigiano che sistemava le tessere sul pavimento, tenendo conto delle proprietà dei materiali adoperati, per rendere gli effetti richiesti.

Un mosaico pavimentale richiedeva una tecnica differente rispetto a quello murale, per il fatto che ci si doveva anche camminare sopra. Al centro dei mosaici pavimentali si trovava spesso un piccolo quadretto, detto emblema, eseguito anticipatamente nella bottega dell’artista e inserito nel resto del mosaico in un secondo momento. Gli artisti dei mosaici potevano eseguire perfettamente e abbastanza velocemente anche lavori imponenti, grazie alla suddivisione dei ruoli.

Ma veniamo al nostro mosaico.
L’accesso periglioso, fino a pochi mesi fa, avrebbe potuto scoraggiare il visitatore più esitante: una tortuosa scala a chiocciola in ferro dipinta di nero dal giardino pensile del piano nobile dell’edificio si srotolava fino alla distesa di verde del piano terreno. Nel 2004, l’antica scala è stata sostituita con una modernissima e molto più comoda ideata dall’architetto Luigi Caccia Dominioni. Il percorso costringe poi il tenace visitatore a passare attraverso una porticina metallica e a immergersi nelle viscere della terra. La perseveranza dell’incauto verrà alla fine però premiata: allo sguardo che gradatamente si sarà abituato alla luce fioca del magico sotterraneo apparirà un salone, sul pavimento del quale si distende lo straordinario ordito dei resti di un mosaico romano del quarto secolo ancora di straordinario fascino nonostante sia carico di secoli e di vicissitudini, l’ultima delle quali recentissima in ordine di tempo, per la prossimità con un incendio che aveva devastato nel 2002 la piccola attigua autorimessa. Autorimessa del resto curiosamente legata alla vicenda del mosaico. Che era stato scoperto casualmente proprio durante i lavori di scavo per la costruzione della medesima autorimessa, intorno al 1970.

In alcuni punti le piccole preziose tessere sono scomparse. L’occhio corre subito alle finestrelle, non riparate né da imposte né da vetrate, ma soltanto protette da una semplice per quanto robusta rete d’acciaio. Strano davvero, qualcuno forse un tesoro simile penserebbe di doverlo proteggere in una specie di cassaforte.
L’emozione è grande perché ci troviamo in presenza del più antico mosaico pavimentale cristiano3, e probabilmente anche dell’unico figurativo, che si sia rinvenuto a Milano. Il mosaico faceva capo a una costruzione che si trovava nel quartiere meridionale della Mediolanum romana, a poca distanza dalle mura
4. Si trattava presumibilmente di un’aula della misura di circa cento metri quadrati, coperta da mosaici in tre zone. L’aula era orientata secondo il piano regolatore augusteo della città. Ma le misure sono difficili da determinare, anche perché i lavori edilizi che si sono succeduti nel tempo hanno asportato parte del pavimento e dei muri. Non è da escludere che il locale antico fosse molto lungo.

La prima zona del mosaico «ha una serie di riquadri con decorazioni vegetali e animali»
5, in gran parte scomparse, che, presso l’ipotizzabile ingresso, presenta due cerbiatti uno di fronte all’altro, tratteggiati con linee essenziali, in mezzo a ciuffi d’erba. L’illustrazione potrebbe ricordare l’invocazione del Salmo 42

Come la cerva anela ai rivi d’acqua,
così l’anima mia anela a te, o Dio…

oppure una citazione dal Cantico dei Cantici

Somiglia il mio diletto a un capriolo
o a un cerbiatto
6

Prima che spiri la brezza mattutina
e si dileguino le tenebre,
ritorna, o mio Diletto,
somigliante al capriolo
o al cerbiatto
sui monti di Bet èr
7.