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01





NOTE

1Dizionario di Archeologia, “Archeo”, Milano, ottobre 2001, p. 129





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Un mosaico da vivere

Il mosaico che mi accingo a presentarvi nelle pagine che seguono era rimasto nascosto per centinaia di anni. Dopo il suo fortuito ritrovamento, durante alcuni lavori di rifacimento, rientrò ancora nell’oblio, nonostante venisse segnalato in alcune prestigiose pubblicazioni. Atualmente, esso si trova nel sotterraneo che la Sovrintendenza alle Antichità predispose allo scopo di ricoverarvi, dopo il restauro, i tratti di pavimentazione rinvenuti qui. insieme ad altri provenienti da Piazza Borromeo.
Durante le riceche finalizzate a una pubblicazione sul Palazzo Majnoni d’Intignano di via Amedei, fra i documenti che mi trovai fra le mani, un semplice foglio accennava alla presenza nella struttura di un mosaico molto antico. Però per lungo tempo, non ci fu possibile accedervi, per una incredibile serie di fraintendimenti.
Quando finalmente potei vederlo, il mio entusiasmo fu immediato. E allora mi tornò in mente quella considerazione che lessi una volta a proposito dei monumenti, cioè che essi vivono non soltanto della vita che hanno ma anche di quella che noi gli diamo. Ecco, questo mosaico certamente «vive», di una sua grande vita propria, ma vorrei tanto riuscire, con quanto sarò in grado di trasmettervi di esso, a donargli, finalmente, anche quella vita a cui avrebbe avuto diritto da tempo. E quindi, spero davvero che queste mie righe suscitino l’interesse di chi potrebbe avere i mezzi e gli strumenti necessari, in modo che venga valorizzato e opportunamente protetto e proposto alla visita di chiunque lo desidererà, nelle migliori condizioni possibili.
Vedere il nostro mosaico e desiderare di farlo conoscere al meglio, è stato l’imperativo a cui ho tentato di dar retta. Anche se questo ha comportato per me dei viaggi imprevisti, il primo a Aquileia, la regina dell’Adriatico al tempo dei Romani, così poco battuta dai giri turistici nostrani e invece frequentatissima dai visitatori d’oltralpe: all’ingresso nella basilica, trovarmi di fronte al più grande pavimento musivo che avessi mai visto mi ha tolto il fiato dall’emozione dallo stupore e dalla meraviglia per parecchi secondi.
Meta del secondo viaggio fu la «Villa Romana dei Mosaici» di Desenzano, scoperta casualmente nel 1921, ma anch’essa poi dimenticata per decenni: alcuni tratti dei suoi mosaici più belli (ormai conoscibili solo attraverso delle vecchie fotografie) vennero così condannati a un irreversibile deterioramento. Finalmente, fra gli anni Cinquanta e Sessanta, un intervento significativo per salvare quanto restava parve restituire speranza. Ma non si erano fatti i conti con la speculazione edilizia, che attaccò selvaggiamente le zone della villa non ancora scavate. In Italia sembriamo tutti davvero infastiditi dai continui ritrovamenti di reperti archeologici che impediscono o comunque rallentano l’edificazione degli amati condomini. Del resto, la stessa autorizzazione a costruire case nelle immediate vicinanze di una zona archeologica di altissimo interesse appare francamente incomprensibile e assurda. Gli avanzi dei mosaici vennero triturati e trasportati il più in fretta possibile alla discarica, per evitare insopportabili blocchi alle nuove edificazioni. Forse non è del tutto inverosimile la sceneggiata apparsa in televisione qualche tempo fa di quell’inviato che, nella Valle dei Templi di Agrigento, aveva cominciato per scherzo a raccogliere firme (e ne aveva trovate tante !!) per abbattere finalmente quei monumenti che tutto il mondo ci invidia, però inutili e ingombranti, a favore di una serie di villette a schiera. I visitatori della Villa sul lago di Garda credo inoltre che siano proprio pochi, dato che nulla, assolutamente nulla, neppure una cartolina, segnala la presenza della Villa Romana, a parte una targa alla stazione ferroviaria.

Il termine «mosaico», in greco «opera delle muse», indica una tecnica pittorica «per la decorazione pavimentale o parietale… su larghe superfici, ottenuta mediante l’accostamento di piccoli parallelepipedi di pietre naturali, paste vitree, marmi… applicati sulla superficie tramite il supporto di un letto di calce, stucco, gesso o cemento»
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