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Introduzione

di Laura Poli

Nel corso dei secoli, Milano ha eliminato le tracce del suo passato, della sua romanità, o le ha celate sotto altre costruzioni. Neppure il mosaico di via Amedei sfuggì a questa sorte: rinvenuto casualmente intorno al 1970, dopo il restauro rientrò di nuovo nell’oblio. Le radici non si riescono però a estirpare del tutto e la mente è costretta allora a riandare a quella vita antecedente che si era tentato di occultare, perché essa si ripresenta, magari proprio sotto le spoglie di poche, superstiti, tessere colorate di un mosaico del IV secolo.

Sì, Mediolanum in quegli anni è ancora una delle capitali dell’Impero Romano, decantata per lo splendore degli edifici, la ricchezza e l’abbondanza di ogni cosa. In posizione di naturale cerniera fra il mondo mediterraneo e quello nordico, non appare assolutamente provinciale, nonostante sia culturalmente, etnicamente, linguisticamente una città composita, nonostante le sue costruzioni restino legate all’uso di materiali poveri e deperibili come il legno o l’argilla. Forse è la coesistenza di culture diverse, orientate a un processo di progressiva integrazione, a essere stimolante.

La visita al mosaico di via Amedei, che mi auguro sia resa possibile in tempi brevi a tutti gli interessati, grazie all’appoggio di sostenitori sensibili, potrebbe costituire il primo passo verso quella rivisitazione del sostrato romano esistente ancora a cui si accennava prima. Una visita ideale, perché il luogo ha una dimensione molto contenuta, e ci si può concentrare su un’unica tematica e finire per scoprirla interessante al punto da decidere di proseguire la ricerca anche in altri contesti.

Laura Poli