Il Libro
Il Mosaico
Altre Antiche Strade
Unione Fiduciaria








... chi immagina le case nella notte,
raccolte fra la Cerchia dei Navigli e contemplate dalla stessa luna,
sogna senza avvedersene la sua città:
gli pare che nella lontananza in cui l’aria muove gli alberi
a tremar d’infinito silenzio,
si svelino borghi colti dal sonno,
così piccoli da esser presi in una mano.


Alfonso Gatto
Introduzione

di Laura Poli

Questo libro doveva ricostruire la storia del Palazzo Majnoni d’Intignano di via Amedei nel contesto del quartiere circostante, e a tal fine intrapresi l’analisi della documentazione esistente. Fra le tante carte, però, ne rinvenni una che segnalava la presenza nella struttura di un mosaico paleocristiano. Appena riuscii a vederlo, lo splendore di un simile inimmaginabile tesoro mi trasmise un entusiasmo travolgente. Decisi allora che la mia trattazione avrebbe preso spunto da quell’emozionante scoperta. Un inizio invero glorioso, con Milano capitale dell’Impero Romano e il cristianesimo ai suoi esordi.

Il drastico mutamento di scenari che seguì al periodo romano, mi fece riflettere sull’importanza di vie di fuga accessibili e veloci, nell’eventualità di sfuggire al nemico del momento: un fiume, un corso d’acqua vicino. E qui, a pochi passi, ci si trovava subito su uno dei canali interni di Milano: una qualsiasi imbarcazione avrebbe potuto condurre rapidamente all’altezza di Sant’Ambrogio, in aperta campagna, al sicuro. Ma sul Naviglio nei periodi di pace sarà stato sicuramente piacevole spostarsi in qualsiasi altro posto, in campagna o in città.

Ritornando molto spesso in quella casa carica di secoli, ripercorrendo più e più volte quelle strade dal sapore antico, mi figuravo la vita che vi si era svolta, le persone che l’avevano animata. E, sulla base delle conoscenze storiche, vagai con l’immaginazione, per ricostruire il viavai di quegli anni lontani, gli usi del tempo, le abitudini, i costumi.

Ecco perché questo libro vorrebbe invitare a un itinerario del cuore: scoprire un mosaico lontano più di millesettecento anni, e poi ripercorrere su un antico battello le vie dell’acqua che fino al secolo scorso rallegravano una città speciale, e ancora rivivere lungo un tragitto nel tempo il colore delle antiche contrade. La visita finale riguarderà il palazzo e in particolare il primo piano, oggetto di un resturo non puramente conservativo, ma finalizzato a rendere compatibili gli antichi locali con le necessità di un ufficio modernamente attrezzato.
Spero tanto che il giudizio di chi con pazienza leggerà queste pagine possa essere benevolo.

Mi rimane la piacevole incombenza di manifestare la mia gratitudine a chi mi è stato d’appoggio nella fatica:
- ai Soci di Unione Fiduciaria e al Consiglio di Amministrazione che hanno rilevato questo importante palazzo, per il sostegno alla realizzazione di un libro su Palazzo Majnoni e sul quartiere;
- al direttore generale di Unione Fiduciaria, dottor Attilio Guardone, al quale si deve l’idea del libro;
- a tutto lo staff di Unione Fiduciaria, sempre disponibile alle nostre “invasioni” per le riprese fotografiche e alle richieste più assurde, in particolare Alessandra Pagani per il sostegno, Rossella Campanini per le utilissime indicazioni, Erika Cavalleri per il garbo;
- all’architetto Luigi Caccia Dominioni che ha accondisceso benevolmente alle nostre richieste di note e delucidazioni sul suo lavoro;
- al professore Marco Vitale per la preziosa e stimolante introduzione;
- al dottor Claudio Rossetti per le importanti indicazioni;
- all’impresario Paolo Belverde, appassionato cultore di costruzioni a cui devo la prima ipotesi di datazione del palazzo;
- all’architetto Elena Soncini per le sgnificative intuizioni e l’assistenza competente;
- al conte Aliprando Fanzago degli Aliprandi e al dottor Daniele Aliprandi;
- al dottor Mario Signori e al personale dell’Archivio di Stato di Milano;
- alla dottoressa Pastore e al personale dell’Archivio di Stato di Alessandria;
- alla dottoressa Giovanna Colombo della Trivulziana così simpaticamente disponibile nonostante la chiusura protratta dell’Archivio Storico;
- al padre Adolfo Herzl di sant’Alessandro che ci ha consentito di esaminare i registri degli Stati d’anime;
- a tutto il personale della Raccolta Stampe Bertarelli e dell’Archivio Fotografico del Castello Sforzesco sempre prodigo di consigli e suggerimenti preziosi, e in particolare alla dottoressa Patrizia Foglia, a Eleonora, Roberta, Bruno, Lorenzo;
- alla dottoressa Arna Orlandi che dopo aver contribuito alle prime ricerche è stata chiamata ad altro incarico;
- al dottor Marco Bascapè, direttore dell’Archivio e dei Beni Culturali delle IPAB di Palazzo Archinto, per avermi suggerito le strade da percorrere e per l’appoggio nei momenti più complicati;
- a Romi per le consulenze storiche, linguistiche, letterarie;
- in modo particolarissimo a Tina che si è rivelata per mia fortuna nata per la ricerca, alla sua perseveranza e ferrea tenacia devo il ritrovamento di importanti documenti;
- a Roberto che ha letto e riletto infinite volte, per i preziosi consigli;
- a Cristiana Busnelli e Alberto Gazzaniga esperti di lingua milanese;
- a tutte le persone che mi sono state vicine: non avrei potuto affrontare il mio compito senza l’ausilio di molti amici che hanno sottratto tempo ai loro impegni per discutere con me vari aspetti, per leggere stesure di capitoli e per aiutarmi con la loro competenza a chiarire meglio certi argomenti, in particolare Luigia, Elena, Orni, Maria, Marco, Gabriella, Paolo, e a Tom che conosce tutti i mosaici italiani, ma questo non credo;
- a Marco e Fabio con cui ho condiviso tutto il percorso.
Sicuramente sarò riuscita a dimenticare qualcuno, ma quel qualcuno sappia che è talmente presente nel mio cuore da darlo per scontato.

Laura Poli