Il Libro
Il Mosaico
Altre Antiche Strade
Unione Fiduciaria
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NOTE

111 Milano e i suoi dintorni nel...

112 Milano e i suoi dintorni
nel... p. 357

113 Milano e i suoi dintorni
nel... p. 365-366

114 2 febbraio 1795

115 Milano e i suoi dintorni
nel... p. 366

116 Charles de Brosses
Lettres familières... p. 724

117 L’attuale numero 4
della via Amedei

118 L’attuale numero
6 della via Amedei

119 Archivio Civico Storico di Milano: Cons. Com.
Delib. cart. 3

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La rappresentazione dei melodrammi durava molte ore, ma costituiva solo la cornice di vari tipi di incontri, amorosi, filosofici, di affari, di intrattenimento... Pochi seguivano la trama o ascoltavano la musica, anche perché il pubblico era troppo rumoroso. I rarissimi momenti di silenzio si verificavano in concomitanza con l’esibizione del virtuoso di turno.
In una parte del diario, che una dama romana aveva tenuto durante il suo viaggio nell’Italia settentrionale, compiuto in compagnia di Alessandro Verri dall'autunno
1794 al giugno 179 si parla del soggiorno a Milano 111 dove giunse il 10 dicembre 1794, «alle sei della sera». La marchesa viene subito colpita dall’illuminazione pubblica delle strade, che era stata introdotta a Milano otto anni prima: «… vidi per la prima volta una città illuminata di notte»112. E naturalmente, si reca a teatro: «Il giorno dopo Natale si aprì il teatro Grande di Milano, il quale è di 39 palchi di giro… Tutti i palchi sono grandi e hanno ciascuno un camerino in faccia…». Descrive opera e balletto a cui assistette, poi accenna ai «veglioni» che vi si svolgevano: «I veglioni sono poco illuminati, perché il solo primo e second’ordine ha dei cornucopia con piccole candele… Tra il palcoscenico e la platea vi sono 15 lampadari con candele sottili e basse che spesso devono cambiare… Nei palchetti si sta come si vuole. Nel ridotto possono andare di ogni condizione. Quando vi sono veglioni, basta che abbiano la maschera sul volto. La Nobiltà va sempre come vuole. Vi è pasticceria, trattoria e caffè. Ognuno che ha il suo palco, ha anche il camerino annesso… sia per l’opera sia veglione… Nella sera dei veglioni, vi è una puzza di mangiare terribile. Molti fanno venire le cene dalle loro case, altri dalla trattoria in teatro… Vi è anche il caffè in teatro, ma non è buono, ed è tutto carissimo»113. «La Corte… una sera a sue spese fece illuminare il teatro e diede lo spettacolo franco, tanto dell’opera che del veglione114... Teatro più pieno non possibile immaginarlo. [Nella platea] il popolo era talmente stretto, che faceva un’onda continua… Dicono che vi potessero essere 5000 persone»115.
Anche Charles de Brosses rimase ammirato: «Qui i balli sono magnifici, sia per come sono ornate e illuminate le sale, sia per il grande numero di dame abbigliate e mascherate».
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Percorrendo e ripercorrendo le strette strade dall’andamento antico, nel cui intrico è intessuto anche il nostro fabbricato, mi capitava spesso di fantasticare sui suoi antichi abitatori. Di loro non è rimasto quasi nulla, a parte, nella migliore delle ipotesi, dei nomi e qualche scarna notizia sulle attività, o l’indicazione dei figli. Non sarà possibile ricostruire i loro sentimenti, le passioni, i drammi, le gioie o i dolori, che fossero essi illustri personaggi o al contrario cittadini del tutto oscuri. Quando si tratta di donne, poi, la faccenda si complica, in quanto alberi genealogici o registri di qualsiasi genere riportano a stento la loro data di nascita, e l’eventuale matrimonio, ma spesso tacciono sulla morte o su altre notizie.

L’edificio di contrada degli Amedei 4176-4177 che prende nome dai nobili Majnoni d’ Intignano si presenta diviso in due corpi di fabbrica. Al numero 4176
117, corrisponde una «casa da nobile»; al numero 4177118, una «casa d’affitto». Già nei secoli XVII e XVIII dare in affitto, in tutto o in parte, una vasta «casa da nobile» era un costume diffuso. Nella zona, del resto, da tempo immemorabile, vivevano a stretto contatto importanti famiglie aristocratiche e artigiani e gestori di svariati commerci. All’affitto era destinata, almeno nel tardo Settecento, anche l’ala di Palazzo Brivio lungo la via Olmetto, mentre fra la corte e il giardino si trovava l’appartamento di rappresentanza. Però, a differenza dei nobili, che generalmente sono proprietari e la cui permanenza di solito è lunga, gli affittuari in genere si fermano poco tempo, un anno, due, tre...
Nel nostro caso, verso la fine del 1700, la casa «nobile» viene indicata come «Proprietà Aliprandi. Carlo Pertusati»
119. Probabilmente dal 1781 vi abitavano il conte Carlo Pertusati con la moglie Isabella Aliprandi e i figli. Vediamo qualche notizia su queste nobili famiglie. Isabella Aliprandi, ultimogenita del conte Gaetano, sposò nel 1781 Carlo Pertusati e presumibilmente, fra le altre cose, portò in dote il Palazzo di via Amedei.