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NOTE

80 Paolo Mezzanotte-Giacomo C. Bascapè Milano nell’arte... p. 92

81 via degli Amedei numero 8

82 via degli Amedei numeri 4 e 6

83 Paolo Mezzanotte-Giacomo C. Bascapè Milano nell’arte... p. 92
84 Quello che porta il numero 6
85 Bruno Pellegrino Porta Ticinese p. 133
86 Raffaele Bagnoli Le strade di Milano. Storia della città attraverso la sua toponomastica Attualità e monumenti vol. I, edizioni Effetti, Milano 1971, p. 55-56
87 Al numero 2.
88 Ora via Achille Mauri
89 Valentino De Carlo Le strade di... volume II, p. 556
90 Bruno Pellegrino Porta Ticinese... p. 135
91 Pier Antonio Longone nel Settecento lasciò i suoi beni per la fondazione di un nuovo Collegio dei Barnabiti che fu chiamato “Collegio Longone”.
92 Collegio Longone dei Nobili Imperiali. Da Paolo Mezzanotte-Giacomo C. Bascapè Milano nell’arte... p. 254

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Nella contrada degli Amedei
La strada mantiene pressoché intatti i caratteri seicenteschi, anche se nel XVIII secolo furono compiute diverse aggiunte, ed è da godere anche semplicemente fermandosi a guardarla nel suo andamento così particolare. Perché nella sua «schiva grazia», è «una delle poche strade milanesi che abbiano conservato quasi integro il sapore dell’altroieri»
80.
La prima residenza aristocratica sulla sinistra in direzione di Sant’Alessandro, che risale nel suo nucleo originario al primo Cinquecento, è Palazzo Recalcati
81. Attraverso l’elegante portone ad arco, sovrastato da un raffinato balcone barocco in ferro battuto, si intravede sul fondo una bella corte cinquecentesca: nei pennacchi delle arcate in cotto, i medaglioni, che in origine riportavano stemmi gentilizi, vennero purtroppo maldestramente scalpellati alla fine del Settecento dai fanatici della Repubblica Cisalpina. La casa appartenne nel primo Settecento ai Litta, mezzo secolo più tardi ai Recalcati, e fu successivamente dei Prinetti e di altri.
Divisa in due corpi e allineata su più cortili ben disposti, la casa
82 che nel 1800 appartenne ai nobili Majnoni d’Intignano. Rinnovata, su un nucleo più antico, «con le forme del barocchetto fiorito»… è «un modello raro di sobrietà elegante»83. All’interno, cortili con porticati di vari stili e fogge; balconi con eleganti ringhiere. Attraverso il portale più importante84, che ricorda nell’ampia strombatura rientrante l’antico passaggio delle carrozze85, e la successione degli atri, si accede, in fondo a sinistra, allo scalone a quattro rampe con balaustrate in pietra e pilastrate scanellate e rudentate e «con capitelli settecenteschi a fiori e con balaustra dagli stilizzati pilastrini»86.
La pregevole dimora dei marchesi Mazenta
87 o Magenta, costruita nel Cinquecento, venne ampliata nel Seicento e nel Settecento e arricchita di una ragguardevole raccolta d’arte. Fu successivamente ceduta ai Prinetti di Bergamo.La collezione andò dispersa nella prima metà dell’Ottocento, quando i Prinetti a loro volta rivendettero lo stabile.
La famiglia Magenta o Mazenta è oggi estinta. Fra i suoi discendenti, il barnabita padre Ambrogio, «insigne idraulico», mise in salvo numerosi manoscritti di Leonardo.

La contrada del Fieno
Nel percorso verso S. Alessandro, «sguscia verso levante la breve «contrada del Fieno», così chiamata perché una volta vi si teneva il mercato del fieno e della paglia che finì poi per occupare anche l’omonimo vicolo
88, teso fra le contrade di Zebedia e del Fieno. Questa antica strada «ha preso il nome dal mercato di paglia e fieno che fin dal tempo dei Romani si teneva presso il Carruvium della Porta Romana»89. Nel punto in cui contrada e vicolo s’incrociavano, c’era una piazzetta»90, detta anche «dell’Albergo Imperiale» da un albergo che vi si affacciava nel Settecento. Vicino sorgeva l’antico «Collegio Longone91», poi trasportato in altra sede, dal portale barocco con la scritta: Collegium Nobilium Imperatorium Longonum.92