Il Libro
Il Mosaico
Altre Antiche Strade
Unione Fiduciaria
<






NOTE

75 Probabilmente in quel periodo vi abitavano i nobili Carcano o Carcani. I Carcano erano una famiglia di nobiltà antichissima, già nel 899 un arcivescovo di Milano portava tale nome e alla fine del 900 un discendente della famiglia venne incaricato dall’imperatore Ottone I di guidare la città. In via Francesco Sforza si trova il palazzo Carcano, che appartenne a uno dei fondatori dell’Ospedale Maggiore.
76 Antonio Cassi Ramelli Il centro di... p. 401
77 Il postaro di grasso (postee de grass) è un venditore di sugna e altri grassi suini e bovini: Cesare Comoletti I mestee de Milan edizioni Libreria Milanese, Milano 1992, p. 206
78 Valentino De Carlo Le strade di ... p. 77-79
79 Si trova all’incrocio fra corso di Porta Ticinese e via De Amicis o secondo le indicazioni settecentesche del Latuada, “ ... al fine della Contrada di Cittadella venendo verso il Ponte al lato sinistro giusta la corrente del Canale, dopo picciola piazza... ” [III num. 117]

15

San Fermo
La leggenda narra che Fermo, un nobile d’origine bergamasca, fu testimone, insieme a un suo parente, Rustico, del martirio di Alessandro, il centurione della Legione Tebea. Dopo la conversione al cristianesimo, Fermo si impegnò a diffondere il Vangelo, benché l’imperatore romano, Massimiano, incoraggiasse a perseguitare i cristiani. Fermo trascorreva buona parte della sua giornata in preghiera e aiutando i bisognosi. La sua casa era sempre aperta ai pellegrini e ai poveri. Divenne un personaggio così famoso in tutta la Gallia Cisalpina che l’imperatore Massimiano ordinò di catturarlo nella villa dove si era ritirato. Mentre Fermo veniva trasferito, incontrò Rustico, il quale si unì a lui sulla strada del martirio. Condotti entrambi a Milano alla presenza di un questore dell’imperatore Massimiano, Fermo e Rustico vennero torturati perché si rifiutarono di abbandonare la loro fede cristiana. Da Milano vennero trasferiti a Verona, e là flagellati e incarcerati, e infine decapitati fuori dalle mura della città, in riva all’Adige, il 9 agosto del 304.

Contrada degli Amedei
Dopo aver percorso l’appartato e ormai inaccessibile varco, che ci costringe piacevolmente a costeggiare il lato interno del nostro palazzo, ritorniamo alla contrada degli Amedei. Che a metà del 1700, però, secondo l’uso di derivare la denominazione della strada dal nome degli abitanti di maggiore rinomanza
75, si trasformò in contrada de’ Carcani, riprendendo però l’antico appellativo già verso la fine del secolo76.

Origine del nome
Chi erano gli Amedei? Il nome era quello di una famiglia patrizia di origine fiorentina, che qui abitò perché costretta all’esilio, a causa di una sanguinosa lotta sostenuta contro i Buondelmonte e i Donati, innescata dalla rottura di una promessa di matrimonio.
Nel 1215, Buondelmonte de’ Buondelmonti uccise durante una festa Oddo Arrighi di un clan avverso e ghibellino. Gli anziani decisero di non perseguire l’uccisore, purché il giovane sposasse, a titolo di riparazione, Amidea Amedei, nipote dell’ucciso Arrighi. Buondelmonte promise, ma poi preferì sposare Dianora Donati (i Donati erano i capi di parte guelfa). Il giorno di Pasqua di quell’anno, Buondelmonte fu ucciso mentre attraversava a cavallo Ponte Vecchio. La vendetta scatenò la guerra civile, che già covava in Firenze tra i fautori dell’Impero e quelli del potere papale. Gli Amedei, ghibellini, ebbero la peggio e furono costretti all’esilio, oltretutto a Milano, una città guelfa.
Secondo altre fonti, quando si estinse la casata fiorentina degli Amedei (anche delle loro case non esiste più traccia), il cognome sarebbe stato ereditato da un «postaro di grasso»
77 da cui discenderebbero gli Amedei milanesi, illustre famiglia di giureconsulti, con propaggini a Porta Romana e a Porta Comasina, a cui appartenne Gabriele, «difensore della libertà» della Repubblica Ambrosiana nel 144878. Gli Amedei comunque nel Seicento furono sicuramente marchesi e per qualche tempo ebbero diritto di sepoltura nella chiesa di S. Maria della Vittoria79.