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NOTE

10 Giuseppe Parini Il giorno: La notte

11 Antonio Cassi Ramelli Il centro di Milano: dal duomo alla cerchia dei navigli. Documenti, note e divagazioni edizioni Ceschina, Milano 1971, p. 37-38

12 Giuseppe Parini Odi: La caduta (1785)

13 Giuseppe Parini Il giorno: Il mattino

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Nel 1786, l’imperatore Giuseppe II firma il decreto che impone di scrivere sulle cantonate delle strade il loro nome, a lettere cubitali, e di distinguere le case con una numerazione progressiva. Il ministro imperiale presso il Governo della Lombardia, conte Wilzeck, incarica il marchese Cusani, nella sua qualità di giudice delle strade, di denominarle ufficialmente e di provvedere alle targhe con il loro nome da apporre agli angoli delle contrade. In precedenza, a costituire i principali punti di riferimento e a dare il nome alle strade erano state le chiese, le porte, i nomi delle famiglie patrizie residenti, o anche un albero, come nel caso dell’Olmetto.
La serie, unica e progressiva, dei numeri civici, inizia da Palazzo Reale a cui erano stati assegnati i numeri 1 e 2, e prosegue in senso circolare antiorario per tutta la città, a spirale dal centro verso la periferia (la città era allora suddivisa in sestieri), fino al numero 5277. A monasteri e conventi non fu attribuito alcun numero, forse in previsione della loro soppressione. Se una casa viene demolita, il suo numero, che diventa disponibile, è assegnato a una casa nuova situata in un qualunque altro sito della città. Così la confusione si accresceva con il trascorrere del tempo. Fino a quando non si adotterà, ma molto tardi, la numerazione per ogni strada, con i numeri pari a destra e quelli dispari a sinistra.

Non soltanto è normalmente difficile orientarsi, nel dedalo di contrade e vicoli, ma talvolta è anche disagevole camminarvi, non esistendo i marciapiedi. Nelle anguste strade, si muovono a fatica carri, carretti, carrozze, muli, asini, galline, cavalieri, girovaghi e saltimbanchi, prestatori d’opera a vario titolo, venditori ambulanti, semplici pedoni. Il caos è supremo.

Giuseppe Parini descrive uno scontro di carrozze e relative reciproche invettive dei conducenti:

... forse il tuo cocchio,
Ove il varco è più angusto, il cocchio
altrui
Incontrò violento: e qual de i duo
Retroceder convegna; e qual star forte,
Dispùtano gli aurighi alto gridando.
10

Corrono pure le carrozze, di cui Giuseppe Parini – investito da una di esse – ebbe tanto a lagnarsi11.

Quando Orïon dal cielo
Declinando imperversa;
E pioggia e nevi e gelo
Sopra la terra ottenebrata versa,

Me spinto ne la iniqua
Stagione, infermo il piede,
Tra il fango e tra l’obliqua


E per avverso sasso
Mal fra gli altri sorgente,
O per lubrico passo
Lungo il cammino stramazzar sovente...
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...Temi il non mai da legge o verga o fune
Domabile cocchier: temi le rote
Che già più volte le tue membra in giro
Avvolser seco, e del tuo impuro sangue
Corser macchiate, e il suol di lunga
striscia,
Spettacol miserabile! segnàro.
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