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Quasi tutte le ville avevano il loro punto d’attracco. Al giorno stabilito, la nobildonna e i suoi familiari si preparavano ad attendere là l’arrivo dei burchielli, già in abiti da viaggio. All’abbigliamento si doveva prestare particolare attenzione, perché ormai la temperatura era scesa di parecchi gradi, rispetto all’estate. Certo le avverse condizioni termiche facevano meno paura al riparo del salottino coperto, ma nel caso, l’unico rimedio al gelo potevano essere gli scaldini per le mani, ossia dei contenitori di terracotta ripieni di braci che venivano rinnovati durante le soste lungo il percorso. La pioggia avrebbe potuto complicare ulteriormente il trasferimento, senza arrivare però a annullarlo. O la nebbia, che ormai da parecchi giorni era compagna fedele dei naviganti, soprattutto al mattino e dopo il tramonto, quando si viaggiava con scarsissima o nulla visibilità e soltanto le voci dei conduttori, che si alzavano con più vigore del consueto, insieme allo sbatacchio continuo della campanella, riuscivano a segnalare la presenza dell’ imbarcazione, onde impedire impatti spiacevoli. Toccava affrontare quel muro grigio così spesso e impenetrabile. Diventavano quasi palpabili l’inquietudine, l’angoscia, di equipaggio e passeggeri. Il sollievo era grande quando la caligine si alzava: tornando almeno vagamente a scorgere il profilo delle costruzioni o degli alberi, pareva di ritrovare dei volti amici, e solo a quel punto si scioglieva la tensione.
Il panorama era cambiato molto, rispetto alla primavera e all’estate. I colori freschi e brillanti sostituiti da quelli caldi e fiammeggianti dell’ autunno. Cormorani, garzette, aironi migrati in paesi più caldi avevano lasciato campo libero alle cornacchie grigie dal caratteristico richiamo, un gruppo di anatre meditabonde sulla sponda del canale, una poiana appollaiata su un ramo, un variopinto martin pescatore in volo di ricognizione sull’acqua, due gazze dall’elegante livrea scura. Molto diminuite le persone sull’alzaia, quindi meno traffici e minor movimento, spariti anche i pescatori. A tratti, un silenzio irreale. Qualche carrettino trainato da cavalli. Prima di salire, un ultimo sguardo al giardino e alla casa.
Era difficile distaccarsi da quel luogo di sogno, dagli alberi tanto familiari, da quell’ acqua magicamente in fermento, dai picchi verdi timidi ospiti abituali e da quelli rossi che perforavano ogni giorno con accanimento tutti i tronchi secchi dei paraggi, e soprattutto dal solitario delizioso pettirosso. A Milano i giardini non mancavano, neppure i navigli o gli uccellini, ma non sarebbe stata la stessa cosa.