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NOTE

55 Empio Malara Il porto di Milano fra… p. 31

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D’estate Milano era già soffocante a quei tempi, nonostante alcuni sostengano che il caldo che soffriamo adesso sarebbe del tutto anomalo. Per esempio, le temperature nell’estate 2003 sono state così alte da dover risalire al lontanissimo 1778 per ritrovarne di altrettanto elevate: nella Milano teresiana, ai tempi di Giuseppe Parini, Pietro Verri e Cesare Beccarla, non c’era scampo all’afa se non trasferendosi fuori città.
«Che il soggiornare lungo i Navigli o in riva ai laghi fosse fonte di sicuri piaceri - anzi di delizie -, è cosa risaputa… anche nel Milanese come nell’entroterra veneziano, il possesso di una villa segnava uno status sociale o il desiderio di conseguirlo.
La ricchezza accumulata con il commercio e la finanza dai mercanti milanesi, unita alla potenza politica, era alla base dell’acquisto dei fondi e della costruzione della villa e delle sue adiacenze: giardini, peschiere, fontane, laghetti, giochi d’acqua ecc. connotavano, fin dall’inizio, il processo di trasformazione del territorio irriguo. Il contesto ambientale veniva radicalmente trasformato dalle opere di irrigazione… tra le ville e le cascine, i piccoli centri e i mulini [vi era] un ben originale e inestricabile intreccio di canali, un singolare tessuto di paesaggi e di artifici idraulici, allineati e regolari, segnalati visivamente dagli alberi in filari, lungo l’allegro e rapido scorrere dei Navigli»
55.

Viaggiando con la baronessa Livia
Immaginiamo che una certa baronessa (la chiameremo Livia) avesse accettato l’invito a passare l’inverno nell’edificio sito in contrada degli Amedei, dopo aver trascorso l’estate in una villa sul Naviglio a Inzago, a occuparsi, con l’aiuto dei fattori, delle proprietà di famiglia.
La villa in campagna era diventata nel tempo un imprescindibile elemento di costume per la società milanese e cambiò i suoi ritmi di vita. Nelle proprietà terriere ci si trasferiva ai primi di maggio e si tornava ad autunno inoltrato, dopo aver partecipato alla vendemmia, dopo aver celebrato la ricorrenza dei Morti ai primi di novembre.
Accompagneremo la nostra baronessa durante il tragitto nelle brume autunnali sulle verdi acque del Naviglio Martesana. Un viaggio che si prospettava gradevole, quasi una piccola crociera: per le loro migrazioni stagionali, le famiglie aristocratiche disponevano di burchielli, che erano come dei salotti galleggianti. I servitori verosimilmente provvedevano a servire delle bevande calde e dei cibi che provenivano dalle cucine della villa o dalle locande situate in vicinanza degli attracchi lungo il percorso. Il ritorno, come del resto l’andata, doveva essere accuratamente programmato, data la mole dei bagagli, che potevano comprendere anche dei mobili. La vita di società a Milano era certo molto più impegnativa, dal punto di vista anche solo dell’abbigliamento, di quella che si svolgeva in campagna. Probabilmente, parte della servitù anticipava il viaggio di un giorno o due, al seguito dei barconi zeppi di bauli, provviste di prodotti della campagna e di altri bagagli variamente ingombranti. Cavalli e carrozze si spostavano con un giorno di anticipo.