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NOTE

46 Milano e i suoi dintorni nel diario di una dama romana del settecento “Archivio Storico Lombardo” XLIV, Fasc. II, 353-381 [v. nota n. 59]

47 La salubrità dell’aria, dalle Odi

48 Il famoso “Barchett de Boffalora” partiva dalla darsena di Porta Ticinese (piazza XXIV Maggio), con il suo carico di viaggiatori, passava per via Lodovico il Moro, Ronchetto delle Rane e poi da Cesano Boscone (sulla destra, a nove chilometri da Milano) e Corsico (sulla sinistra , sette chilometri da Milano), i primi comuni esterni alla città, fino a raggiungere Boffalora, Abbiategrasso e, con deviazioni diverse, Binasco e a Pavia.

49 Silvia Bobbi La navigazione sul naviglio della Martesana dal XVI al XIX secolo in Cinquecento anni di ... p. 42

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Anche sotto l’aspetto del chiasso, quindi, il circuito del Naviglio somigliava, specie nel tratto più intensamente commerciale, a un ambiente portuale di una città di mare. Pochi passi separavano il nostro edificio dal laghetto di santo Stefano e dal suo giro di traffico convulso. Nella contrada degli Amedei probabilmente molti erano interessati ai traffici che si tenevano poco distante. Non solo per gli acquisti, ma anche come attività di lavoro. Sicuramente, quando la casa veniva ristrutturata, tutti i materiali giungevano alla impresa edile del tempo tramite il Naviglio. E nel caso fosse mancato qualcosa, si poteva saltare in barca per raggiungere una «sciostra» rifornita del materiale adatto. Via acqua arrivavano, oltre ai rifornimenti per le persone, anche la biada per i cavalli, adibiti al trasporto delle carrozze.
Non dimentichiamo poi gli odori, da quelli delle cibarie, a volte più pungenti che gradevoli, al vero e proprio fetore degli scarichi e spesso della stessa acqua stagnante, a tutti gli altri miasmi. Così si esprimeva una nobildonna romana dopo il suo soggiorno in città nell’inverno 1794-1795: «In Milano generalmente si costumano i fienili nell’ultimo piano delle case e palazzi. E nelle cantine si tiene lo stabbio a macerarsi per ingrasso dei terreni. Questo produce un puzzo per tutta la città, e si vede dalle ferrate delle cantine il fumo che sorte dallo stabbio»
46. Del resto Giuseppe Parini aveva ben dedicato una delle sue Odi appunto al confronto fra l’aria leggera della campagna e quella ammorbata della città:

«Ma al pie’ de’ gran palagi
Là il fimo alto fermenta;
E di sali malvagi
Ammorba l’aria lenta,
Che a stagnar si rimase
Tra le sublimi case»
47.

Una funzione importante dei canali interni della città era quella dello smaltimento delle acque nere. Nel XV secolo, una disposizione ducale prescriveva di sistemare, di fianco a ogni casa, uno scolatore, per incanalare i liquidi putridi e convogliarli nella Fossa Interna, dove la corrente avrebbe provveduto a trasportare i liquami lontano dalla città.
Il patrimonio delle acque andava mantenuto con grande cura, e non sempre tale gravoso impegno fu possibile. Un problema grave fu per molti secoli lo spurgo dei canali, a carico di coloro che si avvantaggiavano delle acque (irrigazione, mulini, attività varie). Se i canali non venivano spurgati regolarmente (a volte trascorrevano addirittura degli anni!!), il fetore ristagnava. Aggravato dalla scarsità di acque correnti, causata anche dall’eccessivo prelievo per i motivi più disparati (dall’irrigare, al rifornire le lavanderie, all’azionare i mulini). In certi periodi dell’anno, probabilmente - penso in particolare all’estate - era particolarmente sgradevole abitare in prossimità dei canali, per via dell’acqua stagnante e del lezzo prodotto dalle alghe e anche per i microscopici insetti che salivano fino alle pareti delle case. L’introduzione alla metà del Quattrocento del Naviglio della Martesana parve risolvere il problema. Permanendo però gli abusi di chi utilizzava le acque, non si giunse a una soluzione se non parziale.

Ci si può rappresentare solo a stento quanto il Naviglio fosse stato importante nello sviluppo economico, agricolo e in seguito industriale delle zone che attraversava.
Esisteva anche un servizio passeggeri con barche corriere, dette in milanese «barchètt»
48. Durante il percorso i passeggeri erano allietati da suonatori di fisarmonica o dai «torotela», i cantastorie lombardi.
Il trasporto delle persone rivestiva una notevole importanza anche sulla Martesana. «I più ricchi viaggiavano su barchetti presi “a posta”, una sorta di taxi a personale disposizione del cliente, assai più costoso della corriera…»
49. Il servizio di questi «barchetti da viaggio» era molto antico, risalendo probabilmente alle origini dei canali della Lombardia. Alcuni barcaioli si specializzavano nel trasporto dei viaggiatori. Le corriere venivano utilizzate in larghissima misura, e i passeggeri non volevano rinunciarvi, nonostante il rischio dei disagi a cui potevano andare incontro: a volte, dopo una lunga contrattazione con il barcaiolo riguardo al prezzo del trasporto e la consuetudine obbligata di offrirgli in soprammercato da bere in abbondanza all’osteria, all’arrivo a Milano si trovavano spesso costretti a sborsare ancora dei soldi supplementari, prima di giungere a destinazione. Di notte poi accadeva che le persone venissero sbarcate in luoghi impervi, lontani dalla loro meta, per cui erano costrette a scarpinate rischiose in qualsiasi condizione meteorologica e nel buio più totale.