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NOTE

24 Il nome (G. Bazoli Milano: i navigli come erano edizioni Enzo Pifferi, Como 2000, p. 36-37) sarebbe «… di derivazione longobarda (la Martesana era una circoscrizione territoriale intorno a Milano) …».

25 Giuliana Fantoni Lo stato delle acque a Milano prima dell’attivazione del Naviglio (secoli XIV-XV) in Cinquecento anni di Naviglio Martesana (1497-1997) a cura di Chiara Tangari, pubblicazione della Provincia di Milano, 1998, p. 11.

26 Capitolo XVII.

27 Decembrius, Vita Franc. Sfortiae, cap. XL.

28 “Veggasi il Benaglio, Relazione istorica del magistrato, che riferisce il decreto del duca Francesco, che è il seguente: (a) Francesco Sforza Visconti, duca di Milano. ecc. conte di Pavia e di Angera, e signore di Cremona. Siccome per il nostro buon piacere e per il comodo dei nostri sudditi avevamo ordinato che si dovesse fare un naviglio che discendesse dall’Adda fino a quest’inclita città nostra di Milano, ed avevamo deputato il nobile Ruffino dei Priori, nostro illustrissimo commissario di corte, che, col consiglio e colla partecipazione di Bertola di Novate, diletto nostro cittadino milanese, debba spedire e fare spedire tutto quello che appartiene alla perfezione del detto naviglio, abbiamo giudicato di dover eleggere ecc. (b) Dato in Milano, il dì primo di luglio 1457 ”. Veggasi pure il Settala, Relazione sul navilio della Martesana, ediz. del 1603, p. 59. (Nota del medesimo Pietro Verri)

29 “Così Paolo Frisi, nel secondo tomo delle sue opere stampato in Milano dal Galeazzi 1783, p. 465 ”. (Nota del medesimo Pietro Verri)

30 Mario Signori La gestione del Naviglio di Martesana nella seconda metà del Cinquecento in Cinquecento anni di ... p. 20

31 Mario Signori ivi p. 19

32 “ … dopo quasi tre secoli trascorsi in isterili progetti e in infelici tentativi, fu resa perfetta la navigazione dall’Adda a Milano coll’apertura del canale detto di Paderno, tagliato nel margine del monte, per cui le navi dal bacino di Lecco scendono liberamente nell’antico naviglio della Martesana ”. (Pietro Verri, Storia di Milano, capitolo XXXIII)

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Il nuovo progetto fu infatti approvato nel 1807, i lavori ripresero, ma a causa delle alterne vicende dell’astro napoleonico, si verificarono ulteriori ritardi. Al loro ritorno, gli Austriaci decisero di condurre a termine l’impresa. Nel 1819 si giunse finalmente alla navigazione sul canale.

Anche il Naviglio della Martesana
24, che risale al quindicesimo secolo, era stato pensato, oltre che per connettere Milano con il fiume Adda - dalla cui sponda destra deriva, sotto il castello di Trezzo d’Adda -, soprattutto per irrigare i campi e rifornire di acqua i mulini. Le ruote dei mulini che così venivano azionate «erano magli per fabbri, segherie, follature di panni, macine di cereali, torchiatura di vino e di olio…»25. Il Naviglio della Martesana fu realizzato, come altri Navigli, sulla traccia di un preesistente canale irriguo.
Così racconta Pietro Verri nella sua Storia di Milano
26:

Intraprese [il duca Francesco Sforza] in fine e condusse pure al suo termine la grand’opera del canale, ossia Navilio, che da Trezzo conduce a Milano le acque dell’Adda. Il Decembrio così ci assicura: […]… «Comandò ancora che, scavandosi il terreno, dall’Adda si derivasse per venti miglia un acquedotto, per mezzo del quale i campi vicini fossero irrigati, e al popolo non mancassero le derrate necessarie.
27
(1457) Questo canale, che chiamasi tra noi Naviglio della Martesana (dalla provincia della Martesana, per cui passa, detta forse anco dal Dio Marte) fu progettato l’anno 1457. Bertola da Novate fu l’ingegnere cui Francesco Sforza trascelse per quest’opera: egli era nostro cittadino milanese. Fu condotto a termine l’anno 1460
28. «Le principali difficoltà del progetto erano di derivare un ramo perenne d’acqua dall’Adda in un luogo di corso assai rapido, di continuare per alcune miglia il nuovo cavo in una costa sassosa, e di attraversare con esso il torrente Molgora e il fiume Lambro»29. Questo canale è sostenuto dapprincipio da un argine grandioso di pietra sino all’altezza di 40 braccia sopra il fondo dell’Adda. La lunghezza del canale e è circa di 24 miglia».

Il nuovo Naviglio derivato dal fiume Adda consentì «di espandere una rete di canali secondari anche nella fascia dei territori della parte centro-orientale del Ducato di Milano, inclusi nelle pievi di Melzo, Segrate, San Donato, Mezzate, Gorgonzola, Cassano, facenti parte del distretto di Martesana»
30. La suddivisione dei campi coltivati e delle proprietà terriere pare seguire in parte le linee delle centuriazioni romane, visibili a tratti ancora oggi. Quando Filippo Maria Visconti, signore di Milano, approvò il progetto del nuovo canale nel 1443, pose però come condizione che, in caso di guerra, non venisse tolta acqua al fiume Adda, confine naturale fra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia, a favore del corso artificiale. Nel 1447 morì Filippo Maria, ma i lavori non erano ancora cominciati. Soltanto dieci anni dopo, il nuovo duca di Milano, Francesco Sforza, diede il via agli scavi.
Con la costruzione della Conca di Gorla, alla fine del XV secolo, il canale venne aperto alla navigazione fino alla città. Attraverso la Fossa Interna, che venne allargata e dotata di quattro conche per consentire alle barche di superare l’eccessiva pendenza del canale e per rendere una navigazione continua nei due sensi
31, le acque del Naviglio della Martesana si incontravano con le acque del Naviglio Grande e la navigazione si poteva così estendere dal fiume Adda al fiume Ticino.
La realizzazione del progetto Martesana favorì lo sviluppo della zona: le terre sulle due sponde accrebbero il loro valore fondiario, incrementando pure il prestigio sociale di chi le possedeva.
Le turbolenze lungo il corso del fiume Adda creavano però parecchie difficoltà alla navigazione, tanto che per lunghi tratti si rese necessario trasbordare le merci e proseguire via terra, con notevole disagio e grande scomodità. Ma nel 1777 fu finalmente portato a compimento il «Naviglio di Paderno sull’Adda», che avrebbe sostituito il corso del fiume proprio nella sua parte più impervia
32. A quel punto, il viaggio senza interruzioni da Lecco fino a Milano fu finalmente possibile.