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NOTE

19 Formaggio e burro

20 L’autore dello scritto è Giovanni Battista Settala, cancelliere, che collaborava per le funzioni esecutive con i magistrati addetti al Naviglio. Le sue competenze riguardavano le riparazioni dei Navigli e gli appalti delle opere, l’attività dei campari, la stesura delle gride.

21 Scritta in latino nel 1447, anno della morte del duca. La prima traduzione italiana è curata da Elio Bartolini, edizioni Adelphi, Milano 1983.

22 Vita Philippi Mariae... p.97

23 Con infelice esito fu pure sotto di lui incominciato il canale che da Milano dovea decorrere a Pavia, ma per non voler credere a chi doveva, et governarsi col parere di chi gli piaceva, fu ingannato, et gittò gran somma di danari. Ce ne rimane l’iscrizione senza l’opera, poiché immaturamente da quella si volle incominciare. In essa è detto che con questa insigne opera le acque dei laghi Maggiore e di Como, fin qui condotte, furono immesse nel Ticino e nel Po, fiumi irrigatorii e navigabili, all’oggetto di ampliare, colla facilità delle comunicazioni e del commercio, la feracità e l’abbondanza de’ campi, l’industria degli artefici, e la ricchezza pubblica e privata. (Pietro Verri, Storia di Milano, cap. xxx)

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«Fu fatto questo Naviglio (Grande) per dare abbondanza a Milano di legna da fuoco, e da opera, di carbone, di vino, di calcina, di pietre in vivo e cotte; di carne; di grassine
19, di pesci, di merci che dal Lago Maggiore de’ Svizzeri e da luoghi circumvicini in abbondanza e con poca spesa si conducono; et per levare da Milano sale, ferro, grani, risi, lini e altre robbe che ai lacuali e a’ Svizzeri si vendono… per ragioni delle quali comodità le entrate dei Milanesi si son fatte più copiose… Fu anche ritrovato questo Naviglio per irrigare terre e far molini, prati, risati, linati, per nudrir bestiame e per altri usi et servitù...»20

Il Naviglio di Bereguardo si dirama, nei pressi di Abbiategrasso, dal Naviglio Grande, e giunge sino a Bereguardo, dove entra poi nel Ticino. Risale probabilmente a Filippo Maria Visconti l’idea di scavare questo canale. Leggiamo nella Vita di Filippo Maria Visconti21, scritta dal suo segretario di cancelleria Pier Candido Decembrio:

[Il duca] si diede anche a derivare da Milano una rete di Navigli attraverso i quali poteva raggiungere quasi tutte le località delle sue frequentazioni mediante un’imbarcazione strutturata in modo da ripetere l’aspetto della camera e della sala delle udienze ducali... Così si lasciava portare prima a Cusago, poi a Abbiategrasso, quindi a Bereguardo e a Pavia, quando, troppo grasso ormai per cavalcare, preferiva imbarcarsi su questa che chiamiamo anche «carretta» e che viene trascinata da cavalli in marcia sull’Alzaia. Nel suo uscire dalla città lo seguivano un corteggio di suntuosi carri e una quantità di muli e di cavalli splendidamente bardati22

Il Naviglio Pavese connetteva Milano a Pavia. Nel più vasto sogno di arrivare dalla capitale lombarda al mare, i Visconti nel Trecento e poi gli Sforza nel 1457 fecero scavare un canale a Binasco. Ma solo molto più tardi, sotto il governo spagnolo, si riuscì a progettare una via d’acqua fra Milano e Pavia. Nel 1601, il governatore di Milano don Pedro Enriquez Acevedo conte de Fuentes ordinò l’inizio dei lavori, che andarono avanti per alcuni anni. Ci fu anche una solenne inaugurazione, ma purtroppo i fondi cominciarono a scarseggiare. L’opera continuò in mezzo a varie difficoltà, fino a che la morte del conte de Fuentes, avvenuta nell’estate 1610, portò alla sospensione, e poi alla cessazione definitiva dei lavori23. I canali già scavati vennero destinati all’irrigazione. Soltanto nel 1772 si riprese a parlare di sistemare la questione. Dopo aver risentito per decenni delle guerre fra le potenze europee, a Milano e nella Lombardia era ritornata la pace. All’imperatrice Maria Teresa e al governatore, l’arciduca Ferdinando, premeva la ripresa economica del territorio. E si pensò quindi di sistemare e potenziare la navigazione interna: in particolare si doveva portare a compimento il Naviglio di Pavia e il Naviglio di Paderno (quest’ultimo avrebbe risolto i problemi del tratto non navigabile dell’Adda). Ma la precedenza venne data al Naviglio di Paderno, per quello di Pavia si dovette attendere l’arrivo dei Francesi.