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NOTE

1 Carlo Cattaneo Notizie naturali e civili su la Lombardia – La città considerata come principio ideale delle istorie italiane capitolo XLI

2 Tortiter Dal ponte di Porta Romana al ponte di Porta Tosa (romanzo inedito) in Il Naviglio (Strenna del Pio Istituto dei Rachitici di Milano, 1886), ristampato dalle edizioni Libreria Meravigli, Milano 2002, p. 47

3 Il Seveso alla fine del percorso circolare si gettava nella Vettabbia nella parte meridionale della città, fra porta Ticinese e porta Ludovica; la Vettabbia a sua volta confluiva nel Lambro presso Melegnano; il Lambro moriva nel Po

4 Il circuito correva lungo le vie Monte Napoleone, Durini, Verziere, delle Ore, Pecorari, Paolo da Cannobbio, Maddalena, Cornaggia, Stampa; quindi, attraverso via Circo e costeggiando via Cappuccio, proseguiva per via Nirone, corso Magenta, via san Giovanni sul Muro, largo Cairoli, le vie Cusani, dell’Orso, Monte di Pietà

5 Sul tracciato delle vie Pontaccio - Fatebenefratelli - Senato - san Damiano - Visconti di Modrone - Francesco Sforza - santa Sofia - Mulino delle Armi - De Amicis - Carducci - piazza Castello

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I navigli, vie d’acqua viventi

«…Noi possiamo mostrare agli stranieri la nostra pianura tutta smossa e quasi rifatta dalle nostre mani… Abbiamo preso le acque dagli alvei profondi dei fiumi e dagli avvallamenti palustri, e le abbiamo diffuse sulle aride lande. La metà della nostra pianura, più di quattromila chilometri, è dotata di irrigazione; e vi si dirama per canali artefatti un volume d’acqua che si valuta a trenta milioni di metri cubici ogni giorno… Le acque sotterranee, tratte per arte alla luce del sole, e condutte sui sottoposti piani, poi raccolte di nuovo e diffuse sovra campi più bassi, scòrrono a diversi livelli con calcolate velocità, s’incòntrano, si sorpassan»
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«… il Naviglio, coi riflessi fantastici che scintillavano di quella luce bianca, piena di soavità, che vi pioveva quasi pietosamente un ilare raggio di luna, gli parve uno di quei canali poetici di quella Venezia, ch’è il sospiro di tutte le anime pensose…»
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Ci eravamo lasciati intorno al V secolo, di fronte all’imminente mutamento di scenari: non più i Romani, il loro Impero ormai in disfacimento, almeno in Occidente, sotto l’incalzare degli eserciti del Nord; il cristianesimo sempre più affermato e consolidato. Ci ritroviamo dopo molti secoli, secoli attraversati da lotte accanite e illusorie conquiste, rovinose devastazioni e laceranti sconfitte, allucinanti distruzioni e coraggiose reintegrazioni.

Come abbiamo visto, in epoca romana erano stati creati dei canali dai fiumi Seveso, Nirone e Olona, che alimentavano i fossati della città, mentre la Vettabbia collegava Milano al Po, risolvendo così i problemi relativi alla difesa, all’irrigazione, ai commerci di una città praticamente priva di corsi d’acqua naturali. Le abbondanti acque di superficie e i numerosi corsi d’acqua a Sud delle risorgive, che un tempo rendevano paludoso il territorio a Sud-Est di Milano, dopo l’imponente opera di bonifica e di sistemazione idraulica dei Romani, divennero fondamentali per il suo sviluppo. I Romani avevano bonificato acquitrini, tagliato canali, valorizzato qualsiasi forma d’acqua, provvedendo, oltre che alla difesa, grazie al fossato scavato lungo il perimetro delle mura, anche a fornire l’elemento indispensabile per la vita della città e per le attività artigianali e gli orti, oltre che per il trasporto delle merci.

Gli antichi Romani, da esperti ingegneri quali erano, avevano provveduto a fare delle canalizzazioni sia lungo le mura che all’esterno di esse. Il fossato difensivo romano (poi chiamato Fossa Interna) era formato dal Seveso
3 e si snodava fino a costituire una sorta di anello intorno alla città4. Nel Medio Evo rimase il fossato di epoca romana, al quale fu aggiunto, a metà del XII secolo, un ulteriore fossato (la seconda, e più rilevante, Fossa Interna), alimentato dai fiumi Seveso e Nirone, che circondava le mura costruite in quell’epoca5. In fasi successive, furono costruiti altri canali, fino a creare un’efficiente rete di trasporti sull’acqua.